- Dal Corriere della Sera del 26 febbraio -
CATANIA – Una delle creature di Raffaele Lombardo cresciute più in fretta si chiama «Pubbliservizi», società di servizi il cui principale committente è proprio la provincia di Catania. Nata nel 2005 si è fatta grande in poco tempo: ha 500 dipendenti e costa al bilancio provinciale 15 milioni di euro. Dentro c’è un esercito di guardiani, giardinieri, custodi e addetti alle pulizie: molti sono ex lavoratori di cooperative transitate sotto l’ombrello della provincia, altri sono stati assunti per chiamata diretta. Un modo semplice per assumere a tempo indeterminato personale che si considera a tutti gli effetti dipendente della provincia senza dover espletare concorsi e osservare blocchi alle assunzioni. Andando avanti così quella che molti chiamano «la provincia due» si avvia a contendere il primato di dipendenti alla «provincia uno» con i suoi 760 assunti. E Lombardo qualche settimana fa ha pure bandito i concorsi per assumere altro personale. La «Pubbliservizi» è solo un tassello del sistema su cui l’erede di Cuffaro ha costruito la sua forza elettorale. Per il resto è una corsa continua ad occupare posti di comando da trasformare in moltiplicatori di consensi. Raffaele, come lo chiamano tutti, entra ovunque ci sia da spartire incarichi buoni per controllare «clienti» e posti di lavoro. A Catania è ormai l’ asso pigliatutto. All’aeroporto la «Sac Service» è guidata dal fido Orazio D’Antoni. L’autorità portuale ufficialmente è guidata da un uomo di An, Santo Castiglione, che risponde più a lui che al suo partito. Nulla sfugge al controllo di Lombardo: dalle municipalizzate alle nomine nei due principali enti culturali, Stabile e Bellini, fino alle presidenze delle neonate società di raccolta dei rifiuti. Con l’«Ato Ambiente» e «Ato Ionica», per esempio, ha accontentato Mimmo Calvagno e Mario Zappia, transitati all’Mpa dalla Margherita. Ma se c’è un settore in cui Raffaele si segnala è la sanità. Il direttore dell’Asl è un amico della prima ora, Antonio Scavone, mentre le quattro aziende ospedaliere cittadine le ha dovute dividere con l’azzurro Pino Firrarello. Così a Catania i primari devono avere il placet di Lombardo o Firrarello. E tutti, compresi esponenti del centrosinistra, non sanno resistere al fascino del potere di Lombardo. Più che ai tempi del viceré andreottiano Nino Drago. Ne sa qualcosa il presidente degli industriali Fabio Scaccia che, forte dell’indicazione del ministro Bianchi, pensava di essere già il nuovo presidente dell’autorità portuale. Fino a quando (lo ha raccontato in un’assemblea) non gli è stato consigliato: «Lascia stare Bianchi. Ci parlasti cu Raffaele?». Persino il tanto bastonato Scapagnini è stato nell’ ultimo periodo un sindaco commissariato. Basti dire che Catania è l’unica città d’ Italia dove il capo del personale, il ragioniere generale e l’ingegnere capo lavorano sia alla provincia che al comune. E nel suo esercito Lombardo ha arruolato di tutto: ex missini, ex verdi, ex comunisti. L’ importante è che portino voti. Con Raffaele si lavora secondo uno schema che ricorda i sistemi di vendita multilevel (per capirci quelli delle pentole o delle scope elettriche). Diventi capo area se fai un fatturato cento, vieni promosso capo-zona se lo porti a mille. E così via in una continua corsa al rialzo sotto le bandiere dell’autonomia.
Marzo 1, 2008 alle 12:44 am |
dell’indirizzo http://www.nellomusumeci.it/?page_id=13
Marzo 1, 2008 alle 12:48 am |
dell’indirizzo http://www.nellomusumeci.it/?page_id=13
Musumeci contro la casta e contro la mafia
Marzo 1, 2008 alle 12:48 am |
La Destra anche in Sicilia va da sola!
Marzo 1, 2008 alle 4:51 pm |
MA VI SIETE MAI CHIESTI SE LA PUBBLISERVIZI E’ UNA AZIENDA IN ATTIVO? GUARDATE I BILANCI EGLI OBIETTIVI RAGGIUNTI, POI NE PARLIAMO SERIAMENTE
Marzo 1, 2008 alle 6:53 pm |
Con quest’articolo hanno scoperto l’acqua calda! Purtroppo la politica in Sicilia, più che altrove, è questa: CLIENTELE! Che schifo!!!
Marzo 1, 2008 alle 8:01 pm |
Basta con questi partiti, Sonia Alfano Presidente
Marzo 2, 2008 alle 4:14 pm |
cosa dice la Legge 19 marzo 1990, n. 55
ricordiamo che nel sito
http://www.ars.sicilia.it/deputati/scheda.jsp?idDeputato=579&idLegis=11
scheda di Raffaele Lombardo
troviamo
Note: Consigliere ed Assessore al Comune di Catania. Già delegato provinciale e dirigente nazionale del Movimento giovanile della D.C.
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Sospeso dalla carica di deputato ai sensi L. 55/90 e successive modifiche ed integrazioni dal 22-7 al 29-9-1994.
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Sostituito dal 5-8-1994 da Carullo Antonio e successivamente da Maugeri Mario Giuseppe.
dal sito
http://www.bosettiegatti.com/info/norme/statali/1990_0055.htm
Legge 19 marzo 1990, n. 55
Nuove disposizioni per la prevenzione della delinquenza di tipo mafioso
e di altre gravi forme di manifestazione di pericolosità sociale.
articoli da 1 a 14 (omissis)
art. 15
(articolo abrogato, salvo per quanto riguarda gli amministratori delle A.S.L. e delle aziende ospedaliere e i consiglieri regionali, dall’articolo 274 del decreto legislativo n. 267 del 2000)
1. Non possono essere candidati alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali e non possono comunque ricoprire le cariche di presidente della giunta regionale, assessore e consigliere regionale, presidente della giunta provinciale, sindaco, assessore e consigliere provinciale e comunale, presidente e componente del consiglio circoscrizionale, presidente e componente del consiglio di amministrazione dei consorzi, presidente e componente dei consigli e delle giunte delle unioni di comuni, consigliere di amministrazione e presidente delle aziende speciali e delle istituzioni di cui all’articolo 23 della legge 8 giugno 1990, n. 142, amministratore e componente degli organi comunque denominati delle unità sanitarie locali, presidente e componente degli organi esecutivi delle comunità montane:
a) coloro che hanno riportato condanna definitiva, per il delitto previsto dall’articolo 416-bis del codice penale o per il delitto di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope di cui all’articolo 74 del testo unico approvato con d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, o per un delitto di cui all’articolo 73 del citato testo unico, concernente la produzione o il traffico di dette sostanze, o per un delitto concernente la fabbricazione, l’importazione, l’esportazione, la vendita o cessione, nonché, nei casi in cui sia inflitta la pena della reclusione non inferiore ad un anno, il porto, il trasporto e la detenzione di armi, munizioni o materie esplodenti, o per il delitto di favoreggiamento personale o reale commesso in relazione a taluno dei predetti reati;
b) coloro che hanno riportato condanna definitiva, per i delitti previsti dagli articoli 314 (peculato), 316 (peculato mediante profitto dell’errore altrui), 316-bis (malversazione a danno dello Stato), 317 (concussione), 318 (corruzione per un atto d’ufficio), 319 (corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio), 319-ter (corruzione in atti giudiziari), 320 (corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio) del codice penale;
c) coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva alla pena della reclusione complessivamente superiore a sei mesi per uno o più delitti commessi con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione o a un pubblico servizio diversi da quelli indicati alla lettera b);
d) coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva ad una pena non inferiore a due anni di reclusione per delitto non colposo;
e) (abrogata)
f) coloro nei cui confronti il tribunale ha applicato, con provvedimento definitivo, una misura di prevenzione, in quanto indiziati di appartenere ad una delle associazioni di cui all’articolo 1 della legge 31 maggio 1965, n. 575, come sostituito dall’articolo 13 della legge 13 settembre 1982, n. 646.
(comma così modificato dall’articolo 1, comma 1, legge n. 475 del 1999)
1-bis. Per tutti gli effetti disciplinati dal presente articolo, la sentenza prevista dall’articolo 444 del codice di procedura penale è equiparata a condanna.
(comma così sostituito dall’articolo 1, comma 2, legge n. 475 del 1999)
2. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano nel caso in cui nei confronti dell’interessato venga emessa sentenza, anche se non definitiva, di non luogo a procedere o di proscioglimento o sentenza di annullamento, anche se con rinvio, ovvero provvedimento di revoca della misura di prevenzione, anche se non definitivo.
3. Le disposizioni previste dal comma 1 si applicano a qualsiasi altro incarico con riferimento al quale l’elezione o la nomina è di competenza:
a) del consiglio regionale, provinciale, comunale o circoscrizionale;
b) della giunta regionale o provinciale o dei loro presidenti, della giunta comunale o del sindaco, di assessori regionali, provinciali o comunali.
4. L’eventuale elezione o nomina di coloro che si trovano nelle condizioni di cui al comma 1 è nulla. L’organo che ha deliberato la nomina o la convalida dell’elezione è tenuto a revocarla non appena venuto a conoscenza dell’esistenza delle condizioni stesse.
4-bis. Sono sospesi di diritto dalle cariche indicate al comma 1:
a) coloro che hanno riportato una condanna non definitiva per uno dei delitti indicati al comma 1, lettera a), o per uno dei delitti previsti dagli articoli 314, primo comma, 316, 316-bis, 317, 318, 319, 319-ter e 320 del codice penale;
b) coloro che, con sentenza di primo grado, confermata in appello per la stessa imputazione, hanno riportato una condanna ad una pena non inferiore a due anni di reclusione per un delitto non colposo, dopo l’elezione o la nomina;
c) coloro nei cui confronti l’autorità giudiziaria ha applicato, con provvedimento non definitivo, una misura di prevenzione in quanto indiziati di appartenere ad una delle associazioni di cui all’articolo 1 della legge 31 maggio 1965, n. 575, come sostituito dall’articolo 13 della legge 13 settembre 1982, n. 646.
La sospensione di diritto consegue, altresì, quando è disposta l’applicazione di una delle misure coercitive di cui agli articoli 284, 285 e 286 del codice di procedura penale. Nel periodo di sospensione i soggetti sospesi non sono computati al fine della verifica del numero legale, né per la determinazione di qualsivoglia quorum o maggioranza qualificata. La sospensione cessa di diritto di produrre effetti decorsi diciotto mesi. Nel caso in cui l’appello proposto dall’interessato avverso la sentenza di condanna sia rigettato anche con sentenza non definitiva, decorre un ulteriore periodo di sospensione che cessa di produrre effetti trascorso il termine di dodici mesi dalla sentenza di rigetto.
(comma così sostituito dall’articolo 1, comma 4, della legge n. 475 del 1999 poi modificato dall’articolo 8-quaterdecies della legge n. 186 del 2004)
4-ter. A cura della cancelleria del tribunale o della segreteria del pubblico ministero i provvedimenti giudiziari che comportano la sospensione ai sensi del comma 4-bis sono comunicati al commissario del Governo se adottati a carico del presidente della giunta regionale, di un assessore regionale o di un consigliere regionale ed al prefetto negli altri casi. Il prefetto, accertata la sussistenza di una causa di sospensione, provvede a notificare il relativo provvedimento agli organi che hanno convalidato l’elezione o deliberato la nomina. Nei casi in cui la causa di sospensione interviene nei confronti del presidente della giunta regionale, di un assessore regionale o di un consigliere regionale, il commissario del Governo ne dà immediata comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri il quale, sentiti il Ministro per gli affari regionali e il Ministro dell’interno, adotta il provvedimento che accerta la sospensione. Tale provvedimento è notificato, a cura del commissario del Governo, al competente consiglio regionale per l’adozione dei conseguenti adempimenti di legge. Per la regione siciliana e la regione Valle d’Aosta le competenze del commissario del Governo sono esercitate, rispettivamente, dal commissario dello Stato e dal presidente della commissione di coordinamento. Per la durata della sospensione al consigliere regionale spetta un assegno pari all’indennità di carica ridotta di una percentuale fissata con legge regionale.
4-quater. La sospensione cessa nel caso in cui nei confronti dell’interessato venga meno l’efficacia della misura coercitiva di cui al comma 4-bis, ovvero venga emessa sentenza, anche se non passata in giudicato, di non luogo a procedere, di proscioglimento o di assoluzione o provvedimento di revoca della misura di prevenzione o sentenza di annullamento ancorché con rinvio. In tal caso la sentenza o il provvedimento di revoca devono essere pubblicati nell’albo pretorio e comunicati alla prima adunanza dell’organo che ha proceduto all’elezione, alla convalida dell’elezione o alla nomina.
4-quinquies. Chi ricopre una delle cariche indicate al comma 1 decade da essa di diritto dalla data del passaggio in giudicato della sentenza di condanna o dalla data in cui diviene definitivo il provvedimento che applica la misura di prevenzione.
4-sexies. Le disposizioni previste dai commi precedenti non si applicano nei confronti di chi è stato condannato con sentenza passata in giudicato o di chi è stato sottoposto a misura di prevenzione con provvedimento definitivo, se è concessa la riabilitazione ai sensi dell’articolo 178 del codice penale o dell’articolo 15 della legge 3 agosto 1988, n. 327.
4-septies. Qualora ricorra alcuna delle condizioni di cui alle lettere a), b), c), d), e) ed f) del comma 1 nei confronti del personale dipendente delle amministrazioni pubbliche, compresi gli enti ivi indicati, si fa luogo alla immediata sospensione dell’interessato dalla funzione o dall’ufficio ricoperti. Per il personale degli enti locali la sospensione è disposta dal capo dell’amministrazione o dell’ente locale ovvero dal responsabile dell’ufficio secondo la specifica competenza, con le modalità e procedure previste dai rispettivi ordinamenti. Per il personale appartenente alle regioni e per gli amministratori e i componenti degli organi delle unità sanitarie locali, la sospensione è adottata dal presidente della giunta regionale, fatta salva la competenza, nella regione Trentino-Alto Adige, dei presidenti delle province autonome di Trento e di Bolzano. A tal fine i provvedimenti emanati dal giudice sono comunicati, a cura della cancelleria del tribunale o della segreteria del pubblico ministero, ai responsabili delle amministrazioni o enti locali indicati al comma 1.
4-octies. Al personale dipendente di cui al comma 4-septies si applicano altresì le disposizioni dei commi 4-quinquies e 4-sexies.
(La Corte costituzionale, con sentenza 19-27 aprile 1993, n. 197 (G.U. 5 maggio 1993, n. 19 – Serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 15, comma 4-octies, nella parte in cui, mediante rinvio al comma 4-quinquies, prevede la destituzione di diritto, anziché lo svolgimento del procedimento disciplinare ai sensi dell’art. 9 della legge n. 19 del 1990)
5. Quando, in relazione a fatti o attività comunque riguardanti gli enti di cui al comma 1, l’autorità giudiziaria ha emesso provvedimenti che comportano la sospensione o la decadenza dei pubblici ufficiali degli enti medesimi e vi è la necessità di verificare che non ricorrano pericoli di infiltrazione di tipo mafioso nei servizi degli stessi enti, il prefetto può accedere presso gli enti interessati per acquisire dati e documenti ed accertare notizie concernenti i servizi stessi.
6. Copie dei provvedimenti di cui al comma 5 sono trasmesse all’Alto commissario per il coordinamento della lotta contro la delinquenza mafiosa.
art. 15-bis (abrogato dall’articolo 274 del decreto legislativo n. 267 del 2000)
art. 16 (abrogato dall’articolo 274 del decreto legislativo n. 267 del 2000)
art. 17
[1. Per l'esecuzione di opere e lavori di competenza di amministrazioni, enti pubblici e società a prevalente capitale pubblico o che comunque derivino da una qualsiasi forma di convenzionamento con soggetti privati, fino all'integrale recepimento delle direttive comunitarie in materia di contratti per l'esecuzione di opere pubbliche ed in attesa della disciplina organica dei sistemi di aggiudicazione di opere pubbliche, si applicano le disposizioni di cui all'articolo 18 .
2. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro dei lavori pubblici, sentiti i Ministri dell'interno e per il coordinamento delle politiche comunitarie, sono definite disposizioni per garantire omogeneità di comportamenti delle stazioni committenti relativamente ai contenuti dei bandi, avvisi di gara e capitolati speciali, nonché, per le finalità della presente legge, disposizioni per la qualificazione dei soggetti partecipanti alle gare.
Dette disposizioni si applicano a tutte le procedure delle amministrazioni e degli enti pubblici relative agli appalti di opere e di lavori pubblici, nonché alle concessioni di costruzione e di gestione.]
(commi 1 e 2 abrogati dall’articolo 256 del decreto legislativo n. 163 del 2006)
3. Entro lo stesso termine di cui al comma 2, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro del tesoro, d’intesa con il Ministro dei lavori pubblici, sono altresì, definite disposizioni per il controllo sulle composizioni azionarie dei soggetti aggiudicatari di opere pubbliche, ivi compresi i concessionari, e sui relativi mutamenti societari. Con lo stesso decreto sono comunque vietate intestazioni ad interposte persone, di cui deve essere comunque prevista la cessazione entro un termine predeterminato, salvo le intestazioni a società fiduciarie autorizzate ai sensi della legge 23 novembre 1939, n. 1966, a condizione che queste ultime provvedano, entro trenta giorni dalla richiesta effettuata dai soggetti aggiudicatari, a comunicare alle amministrazioni interessate l’identità dei fiducianti; in presenza di violazioni delle disposizioni del presente comma, si procede alla sospensione dall’Albo nazionale dei costruttori o, nei casi di recidiva, alla cancellazione dall’Albo stesso.
(comma così modificato dall’articolo 9, comma 63, legge n. 415 del 1998)
(il provvedimento è stato emanato con d.p.c.m. 11 maggio 1991, n. 187)
art. 18
(abrogato dall’articolo 256 del decreto legislativo n. 163 del 2006)
[1. Possono presentare offerte o comunque partecipare a gare per gli appalti di opere o lavori pubblici per i cui importi e categorie sono iscritte all'albo nazionale dei costruttori le imprese singole, ovvero associate o consorziate, ai sensi della normativa vigente.
2. Le imprese, le associazioni, i consorzi aggiudicatari sono tenuti a eseguire in proprio le opere o i lavori compresi nel contratto. ll contratto non può essere ceduto, a pena di nullità.
3. Il soggetto appaltante è tenuto ad indicare nel progetto e nel bando di gara la categoria (o le categorie prevalenti) (parole soppresse dall'articolo 231 del d.P.R. n. 554 del 1999) con il relativo importo, nonché le ulteriori categorie, relative a tutte le altre lavorazioni previste in progetto, anch'esse con il relativo importo. Tutte le lavorazioni, a qualsiasi categoria appartengano, sono subappaltabili e affidabili in cottimo, ferme restando le vigenti disposizioni che prevedono per particolari ipotesi il divieto di affidamento in subappalto (si veda la modificazione implicita operata dal d.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34). Per quanto riguarda la categoria o le categorie prevalenti, con regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17 comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, è definita la quota parte subappaltabile, in misura eventualmente diversificata a seconda delle categorie medesime, ma in ogni caso non superiore al 30 per cento. L'affidamento in subappalto o in cottimo è sottoposto alle seguenti condizioni:
1) che i concorrenti all'atto dell'offerta o l'affidatario, nel caso di varianti in corso d'opera, all'atto dell'affidamento, abbiano indicato i lavori o le parti di opere che intendono subappaltare o concedere in cottimo;
2) che l'appaltatore provveda al deposito del contratto di subappalto presso la stazione appaltante almeno venti giorni prima della data di effettivo inizio dell'esecuzione delle relative lavorazioni;
3) che al momento del deposito del contratto di subappalto presso la stazione appaltante l'appaltatore trasmetta altresì la certificazione attestante il possesso da parte del subappaltatore dei requisiti di cui al numero 4) del presente comma;
4) che l'affidatario del subappalto o del cottimo sia iscritto, se italiano o straniero non appartenente ad uno Stato membro della Comunità europea, all'Albo nazionale dei costruttori per categorie e classifiche di importi corrispondenti ai lavori da realizzare in subappalto o in cottimo, ovvero sia in possesso dei corrispondenti requisiti previsti dalla vigente normativa in materia di qualificazione delle imprese, salvo i casi in cui, secondo la legislazione vigente, è sufficiente per eseguire i lavori pubblici l'iscrizione alla camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura;
(le parole in grigio devono intendersi abrogate dal d.P.R. n. 34 del 2000)
5) che non sussista, nei confronti dell'affidatario del subappalto o del cottimo, alcuno dei divieti previsti dall'articolo 10 della legge n. 575 del 1965, e successive modificazioni.
3-bis. Nel bando di gara l'amministrazione o ente appaltante deve indicare che provvederà a corrispondere direttamente al subappaltatore o al cottimista l'importo dei lavori dagli stessi eseguiti o, in alternativa, che è fatto obbligo ai soggetti aggiudicatari di trasmettere, entro venti giorni dalla data di ciascun pagamento effettuato nei loro confronti, copia delle fatture quietanzate relative ai pagamenti da essi aggiudicatari via via corrisposti al subappaltatore o cottimista, con l'indicazione delle ritenute di garanzia effettuate. Nel caso di pagamento diretto i soggetti aggiudicatari comunicano all'amministrazione o ente appaltante la parte dei lavori eseguiti dal subappaltatore o dal cottimista, con la specificazione del relativo importo e con proposta motivazione di pagamento .
3-ter. (abrogato dalla legge n. 415 del 1998)
4. L'impresa aggiudicataria deve praticare, per i lavori e le opere affidate in subappalto, gli stessi prezzi unitari risultanti dall'aggiudicazione, con ribasso non superiore al venti per cento.
5. (abrogato dalla legge n. 415 del 1998)
6. Nei cartelli esposti all'esterno del cantiere devono essere indicati anche i nominativi di tutte le imprese subappaltatrici, nonché i dati di cui al comma 3, numero 3) .
7. L'appaltatore di opere pubbliche è tenuto ad osservare integralmente il trattamento economico e normativo stabilito dai contratti collettivi nazionale e territoriale in vigore per il settore e per la zona nella quale si svolgono i lavori; è, altresì, responsabile in solido dell'osservanza delle norme anzidette da parte dei subappaltatori nei confronti dei loro dipendenti per le prestazioni rese nell'ambito del subappalto. L'appaltatore e, per suo tramite, le imprese subappaltatrici trasmettono all'amministrazione o ente committente prima dell'inizio dei lavori la documentazione di avvenuta denunzia agli enti previdenziali, inclusa la Cassa edile, assicurativi ed antinfortunistici, nonché copia del piano di cui al comma 8. L'appaltatore e, suo tramite, le imprese subappaltatrici trasmettono periodicamente all'amministrazione o ente committente copia dei versamenti contributivi, previdenziali, assicurativi nonché di quelli dovuti agli organismi paritetici previsti dalla contrattazione collettiva.
8. Le stazioni committenti stabiliscono a carico delle imprese esecutrici l'obbligo di predisporre, prima dell'inizio dei lavori, il piano delle misure per la sicurezza fisica dei lavoratori. Tale piano è messo a disposizione delle autorità competenti preposte alle verifiche ispettive di controllo dei cantieri. L'affidatario è tenuto a curare il coordinamento di tutte le imprese operanti nel cantiere, al fine di rendere gli specifici piani redatti dalle imprese subappaltatrici compatibili tra loro e coerenti con il piano presentato dall'appaltatore. Nell'ipotesi di associazione temporanea di impresa o di consorzio, detto obbligo incombe all'impresa mandataria o designata quale capogruppo. Il direttore tecnico di cantiere è responsabile del rispetto del piano da parte di tutte le imprese impegnate nell'esecuzione dei lavori.
(il comma deve essere coordinato con l'articolo 31 della legge n. 109 del 1994 e con l'articolo 3 del decreto legislativo n. 494 del 1996)
9. L'impresa che si avvale del subappalto o del cottimo deve allegare alla copia autentica del contratto la dichiarazione circa la sussistenza o meno di eventuali forme di controllo o di collegamento a norma dell'articolo 2359 del codice civile con l'impresa affidataria del subappalto o del cottimo. Analoga dichiarazione deve essere effettuata da ciascuna delle imprese partecipanti nel caso di associazione temporanea, società o consorzio. La stazione appaltante provvede al rilascio dell'autorizzazione entro trenta giorni dalla relativa richiesta; tale termine può essere prorogato una sola volta, ove ricorrano giustificati motivi. Trascorso tale termine senza che si sia provveduto, l'autorizzazione si intende concessa. Per i subappalti o cottimi di importo inferiore al 2 per cento dell’importo dei lavori affidati o di importo inferiore a 100.000 euro, i termini per il rilascio dell’autorizzazione da parte della stazione appaltante sono ridotti della metà.
(comma così modificato dall'articolo 7, comma 3, legge n. 166 del 2002)
10. L'esecuzione delle opere o dei lavori affidati in subappalto non può formare oggetto di ulteriore subappalto.
11. Le disposizioni dei commi 3, 3-bis, 4, 6, 7, 8, 9 e 10 si applicano anche alle associazioni temporanee di impresa e alle società anche consortili, di cui agli articoli 22 e 26 del decreto legislativo 19 dicembre 1991, n. 406, quando le imprese riunite o consorziate non intendono eseguire direttamente le opere scorporabili, nonché alle concessioni per la realizzazione di opere pubbliche ed agli appalti pubblici stipulati a trattativa privata. Le medesime disposizioni si applicano altresì alle associazioni in partecipazione quando l'associante non intende eseguire direttamente le opere o i lavori assunti in appalto .
12. Ai fini del presente articolo è considerato subappalto qualsiasi contratto avente ad oggetto attività ovunque espletate che richiedono l'impiego di manodopera, quali le forniture con posa in opera e i noli a caldo, se singolarmente di importo superiore al 2 per cento dell'importo dei lavori affidati o di importo superiore a 100.000 ECU e qualora l'incidenza del costo della mano d'opera e del personale sia superiore al 50 per cento dell'importo del contratto da affidare. Il subappaltatore non può subappaltare a sua volta i lavori salvo che per la fornitura con posa in opera di impianti e di strutture speciali da individuare con il regolamento; in tali casi il fornitore o subappaltatore, per la posa in opera o il montaggio, può avvalersi di imprese di propria fiducia per le quali non sussista alcuno dei divieti di cui al comma 3, numero 5). È fatto obbligo all'appaltatore di comunicare alla stazione appaltante, per tutti i sub-contratti stipulati per l'esecuzione dell'appalto, il nome del sub-contraente, l'importo del contratto, l'oggetto del lavoro, servizio o fornitura affidati.
13. Le disposizioni dei commi 3, 3-bis, 4, 6, 7, 8, 9 e 10 si applicano anche ai casi in cui, in base alla normativa vigente, la presentazione di una offerta o comunque l'affidamento, singolarmente ovvero con imprese iscritte all'albo nazionale dei costruttori, è consentita ad imprese la cui attività non sia riconducibile ad alcune di quelle elencate dalle tabelle di classificazione per le iscrizioni all'albo nazionale dei costruttori .
14. (omissis - norma transitoria che ha perso efficacia)]
(articolo così modificato dall’articolo 9, commi 65, 66, 67, 68, 69, 70, 71 e 72, della legge n. 415 del 1998)
art. 19 (omissis)
art. 20 (abrogato dall’articolo 256 del decreto legislativo n. 163 del 2006)
articoli da 21 alla fine (omissis)
Marzo 3, 2008 alle 1:29 am |
(….) Il cronista querelato da Lombardo era stato licenziato un anno e mezzo fa, insieme ad altri cinque colleghi, dall’editore Mario Ciancio. I perché di quel licenziamento sono semplici: si è voluto imbavagliare chi si occupava troppo degli affari dei potenti, in una realtà dove il conflitto di interessi tra i padroni dell’informazione(Ciancio, Ndr) e i padroni dell’economia (Ciancio e altri pochissimi eletti,Ndr) si salda in un colossale comitato d’affari del quale i responsabili delle amministrazioni locali, Comune, Provincia e Regione, sono stati e sono i garanti e i
referenti. Ciancio ieri ha difeso i suoi affari cacciando i giornalisti che
parlavano, scrivevano e pensavano troppo, oggi i potenti della politica usano l’arma dell’intimidazione e del risarcimento milionario contro chi si ostina a raccontare fuori dal coro. Il copione non solo si ripete, ma si arricchisce di nuovi contenuti. Nel mirino
però c’è sempre l’informazione. In questa realtà la regola d’oro è stata ed
è quella del rispettoso silenzio, della mistificazione e del ricatto.Per spiegarmi meglio racconto un aneddoto poco conosciuto che si inserisce in questo quadro. Un parlamentare in seguito al licenziamento di Sciacca e dei suoi colleghi di Telecolor si prese la briga di portare la questione in Parlamento. Presentò un’interrogazione firmata poi da altri 40 deputati nella quale si chiedeva conto al ministro di quanto avveniva in terra di Sicilia. Ebbene quel parlamentare qualche tempo dopo inviò, come faceva ogni anno, un intervento al giornale di Ciancio. L’articolo non venne pubblicato,
al parlamentare arrivò una telefonata dal vertice de La Sicilia con la quale gli si spiegava che se avesse voluto vedere pubblicato qualcosa sul giornale avrebbe dovuto fare una pubblica abiura di quanto affermato nella sua interrogazione e nella sua esposizione nell’aula di Montecitorio. Una vicenda sulla quale non c’è molto da aggiungere.Per garantirsi la compiacente vicinanza della stampa i padroni della
politica hanno generosamente finanziato i padroni dell’informazione. Basta
guardare i bilanci per capire quanto pesi la pubblicità nell’equilibrio finanziario dei giornali e delle televisioni siciliane e quanto pesi in quella pubblicità quella cosiddetta “istituzionale”. Pagano tutti profumatamente con i soldi pubblici per garantirsi un informazione compiacente. Chi non ci sta viene fatto fuori. Tutto ciò è avvenuto, nel corso degli anni nel colpevole silenzio, fatte salve alcune isolate voci, di
un’opposizione timida, per non dire altro. Incapace persino di denunciare lo
scandalo di un grande giornale come La Repubblica che a Catania stampa le
copie dell’edizione siciliana, ma accetta di non venderle nelle edicole catanesi in ossequio ad un patto scellerato con Ciancio. Di fronte a tutto questo avanzo una proposta alla senatrice Finocchiaro che oggi si candida, insieme a Rita Borsellino, alla guida della Regione. Inserisca nel suo programma di governo tre punti: promulgare una legge regionale (usando tutti gli strumenti statutari) per impedire la condizione
di monopolio dell’informazione, stabilendo un tetto regionale alla concentrazione di frequenze e di pubblicità; una legge per stabilire che chi controlla i grandi giornali siciliani e le grandi reti televisive regionali non possa essere contemporaneamente soggetto di contrattazione con la pubblica amministrazione locale e regionale ed infine un rigido controllo della pubblicità istituzionale. Tre cose semplici. Vediamo chi ci sta?—–> Walter Rizzo ————-> Aspetta e spera
Per cogliere il senso delle vicende di Catania, le sue fortune e le sue
sventure, bisogna avere chiaro il ruolo che svolge “La Sicilia” all’interno
del Sistema dei partiti. Un ruolo determinate: Lombardo non avrebbe potuto
speculare anche su quegli sventurati finiti in mezzo alla strada ( mostrando
100 mila Euro “Per i Nuovi Poveri”, mostrati, ma non disponibili) , se “La
Sicilia” gli avesse fatto il kulo. I Partiti non avrebbero divorato una
Città, se non fossero protetti da “La Sicilia”, dalla sua capacità di
filtrare le notizie, di ammorbidire la verità, di tenere costantemente basso
il livello di tensione nell’opinione pubblica (…).—–>Prospero Pirotti
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http://www.ricostruire.it/Fenomenologia_del_Furbacchione.htm
Marzo 3, 2008 alle 9:52 am |
Fuori i politici corrotti e fuori i politici con condanne e indagini a proprio carico. Vogliamo una politica nuova e sopratutto pulita. NO al nepotismo e NO al clientelismo.
http://noirheart.wordpress.com
Marzo 3, 2008 alle 1:30 pm |
mi chiedo : ma gli elettori della Lega Nord secondo voi sono coscienti di che cosa stiamo parlando,oppure sconoscono tutto quello che è in realtà la “politica” di questo individuo? perchè sarebbe diverso :
- se non sanno : bisogna vedere se i dirigenti (Maroni etc…) sanno, che comunque non possono in nessun modo secondo me essere giustificati
- se sanno : allora anche loro saranno complici della crescita della mafia
Marzo 7, 2008 alle 12:23 pm |
FORSE ANCORA MOLTI “LOMBARDIANI” NON HANNO CAPITO CHE IL FRONTE ANTI LOMBARDO E’ PRIMA DI TUTTO COMPOSTO DA GENTE CON IL CUORE A DESTRA….CHE AL DI FUORI DEGLI SCHEMI PARTITICI NON SI RITROVANO NELLE ATTUALI POSIZIONI ASSUNTE.
NON SIAMO COMUNISTI
Marzo 25, 2008 alle 7:17 pm |
L’ITALIA ED I SICILIANI SANNO CHE C’è BISOGNO DI UN CAMBIAMENTO, MA DOBBIAMO AVERE IL CORAGGIO DI FARLO, IL CORAGGIO DI CAMBIARE LE PERSONE, DI SAPER METTERE QUELLA X. NON E’ UNA QUESTIONE DI DESTRA O SINISTRA, MA DI PERSONE. CREDO SIA IL MOMENTO DI DIRE, ANZI DI URLARE: FUORI I COGLIONI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! in tutti i sensi O ORA O MAI +